Decidiamo di andare a prendere Roy a scuola e ci avviamo camminando tra sassi e sabbia. Il sole cocente mi brucia la testa e mi scotta viso e spalle, ma io cammino senza curarmene, perché sono felice e piena di vita.
Arriviamo davanti alla scuola, come sempre tutti i ragazzini mi guardano come se fossi un extraterrestre.
Oramai questa cosa mi fa sorridere e nulla di più; all’inizio mi preoccupava.
I ragazzini che mangiano al comedor, vedendomi all’entrata della loro scuola, mi corrono incontro per abbracciarmi, Eva filma tutto e sorride.
“Dov’è Roy?”, chiedo.
“Segnorita, è venuta qui solo per Roy?”, mi chiede Deissy ed io leggo delusione nei suoi occhi.
“No, per tutti voi, anche per Roy”.
Mentre camminiamo Roy richiama la mia attenzione, mi fa vedere il braccialetto appena comprato che riporta una scritta: Roy y Gaia.
Iniziamo le riprese e la signora cede, inizia un’intervista dolosa sia per lei che per noi, la signora piange ed io vorrei fermare la telecamera, ma Eva continua.
Vediamo la cucina, uno stanzino fuori dalla casa/stanza, tutto tace: le pentole vuote e il gas inesistente.
“Dov’è il bagno?”, chiedo io.
“Lo faremo tra un po’, abbiamo iniziato a scavare la buca dello scarico”.
Precisazione: lo scarico non è il nostro scarico che scarica veramente. Si tratta di un buco di 3 metri dove “cadranno” i bisogni e dove resteranno fino a riempire del tutto il buco, allora si chiuderà quello per aprirne un altro più in la.
Ce ne andiamo, ma poco dopo essere salita sul combi cambio idea e torno a casa di Roy.
Vedo da lontano casa usa, grido il suo nome più volte e finalmente esce, mi sorride e dice “andiamo!”.
Purtroppo scendendo incontriamo tutti gli altri che lo guardano in modo cattivo.
“Dimmi un po’”, dice Gonzalo, “tu chi sei? Perché tutto sto interesse nei tuoi confronti?”.
Io rido, ma vedo che la cosa è più seria del previsto.
“Non pensare che ti porti con se per tutta la sua vita!”, lo avverte un altro.
“Appena se ne va lei vedi come le prendi”, gli grida Watson pensando che io non capissi.
lunedì 26 novembre 2007
sabato 24 novembre 2007
Non c'è Fretta
Una giornata veramente speciale.
La mattina, senza preavviso, roy si è presentato alla porta di casa, ha giocato al computer e mangiato con tutti noi.
Sono stata felice di vederlo, veramente!
Poi sono corsa in chiesa per le cresime dei miei ragazzini di Moron Chico e...
Mi sono ritrovata a fare la madrina alla cresima di Diego. Tutto ciò è stato deciso a messa iniziata..questo è il Perù.
Il tempo non esiste e perchè preoccuparsi di organizzare cose troppo presto...
O no?!
chiaramente dovevo fare io le foto, ma lasciai la mia macchina ad un signore che più che fare danni non fece.
tra dieci minuti prenderò l'aereo e volerò in brasile.
ciao
giovedì 22 novembre 2007
Le signorine di Moron Chico
Tra i miei fans peruviani, non posso assolutamente permettermi di tralasciare le signorine dell'angolo di Moron Chico, con le quali ogni martedi e giovedi pomeriggio chiacchiero per qualche momento.
Sanno che vengo e mi preparano un bidone anche per me, per farmi sedere.
Le loro voci uonano dolci ed armoniche, come se cantassero.
Mi illuminano, veramente.
Che giornatina
Ogni cosa che fa l’uno viene sottolineata dall’altro, e viceversa.
Iniziano ad azzuffarsi ed io perdo il controllo.
Come due pazzi coinvolgono nella loro rissa, più psicologica e verbale che fisica, il resto dei bambini.
“state zitti!”, urlo con una voce che riesce a coprire, sottomettere e far tacere tutte le altre.
Cerco di non arrossire, ma non ci riesco. La mia voce li ha veramente spaventati.
Credo di non aver mai urlato tanto forte, tanto ferocemente.
Dopo qualche secondo di nuovo la tragedia.
Uno si alza, l’altro gli urla addosso, vola una sedia.
“Watson, Gonzalo: prendete le vostre cose ed uscite. Ora!”.
Il mio viso non è mai stato così serio, sento l’autorità in mio possesso, ci credo veramente.
Spesso si cerca di imporsi, senza riuscirci, ma questa è una prova: o mi obbediscono, oppure posso anche dire addio al mio ruolo educativo qui dentro.
“Ci racconti qualcosa di spaventoso che ti è successo?”.
Racconto nella bufera che aveva colto impreparate me e la Vale quest’estate, aggiungo particolari spaventosi, condisco con colpi di scena degni di una puntata della “Signora in Giallo” e mi aiuto con la mimica facciale, dono naturale!
Finisco il racconto, vado in cucina e prendo i pezzi di pane avanzati da ieri.
Li distribuisco e me ne divoro un pezzo anche io, sono realmente stremata.
Da quando li avevo mandati fuori, Gonzalo si è arrampicato sui muri, ha cercato di forzare la porta, ha lanciato sassi contro il cancello e urlato come un dannato.
Il pezzo di pane mi tira su.
Facciamo qualche foto ed i miei occhi cadono sul sacchetto di pane con dentro ancora due pezzi.
Noto un movimento minuscolo, ma continuo.
Co guardo meglio ed il mio stomaco inizia a dare cenni di disgusto.
Il pane che avevamo mangiato era pieno di formiche dentro nella mollica.
mercoledì 21 novembre 2007
Inaspettato
“Gaia!”, ha gridato una voce che stentavo a riconoscere.
Mi sono voltata e ho visto Carmen che rideva inseguita da Gustavo.
“Gaia, senorita Gaia, Gustavo dice…”.
La sua voce era stupenda, limpida, solare, felice.
Il mio cuore ha avuto un attimo di stasi, di blocco.
Carmen non mi aveva praticamente mai parlato, ora stava gridando il mio nome, lo gridava e rideva con gli altri. Cercando di sfuggire a Gustavo, si è venuta a riparare dalla mole del ragazzino tra le mie braccia.
L’ho accolta e mi ha sorriso.
Ero veramente felice sul combi, mentre tornavo.
“Allora quando mi porta a casa sua?”, mi ha chiesto Roy timidamente.
“Giovedi va bene?”, gli ho risposto.
I miei occhi avevano ben impressa la figura di Carmen che mi salutava per la strada e di Roy che, “come un uomo per bene dovrebbe fare sempre”, mi ha accompagnato, aspettando il mezzo pubblico con me.
Mi è rimasta dentro l’immagine di lui che guardava nel vuoto mentre il combi si allontanava; la sua testa poi si era abbassata e con lo sguardo di chi è abbandonato si era avviato a casa.
Mi sono voltata e ho visto Carmen che rideva inseguita da Gustavo.
“Gaia, senorita Gaia, Gustavo dice…”.
La sua voce era stupenda, limpida, solare, felice.
Il mio cuore ha avuto un attimo di stasi, di blocco.
Carmen non mi aveva praticamente mai parlato, ora stava gridando il mio nome, lo gridava e rideva con gli altri. Cercando di sfuggire a Gustavo, si è venuta a riparare dalla mole del ragazzino tra le mie braccia.
L’ho accolta e mi ha sorriso.
Ero veramente felice sul combi, mentre tornavo.
“Allora quando mi porta a casa sua?”, mi ha chiesto Roy timidamente.
“Giovedi va bene?”, gli ho risposto.
I miei occhi avevano ben impressa la figura di Carmen che mi salutava per la strada e di Roy che, “come un uomo per bene dovrebbe fare sempre”, mi ha accompagnato, aspettando il mezzo pubblico con me.
Mi è rimasta dentro l’immagine di lui che guardava nel vuoto mentre il combi si allontanava; la sua testa poi si era abbassata e con lo sguardo di chi è abbandonato si era avviato a casa.
Mi sento bene
Mi chiedo tuttora cosa tenesse dentro. 
Si faceva pregare per tutto.
Mi chiamava, attirava la mia attenzione, poi, quando gli davo retta, sembrava che la mia presenza fosse un peso.
Le lezioni sono un modo per conoscerli, per stare con loro, per dare loro il mio tempo.
Lui si è presentato alla lezione, ma ogni minuto usciva dall’aula, io lo rincorrevo e lui mi diceva che io non lo volevo dentro l’aula.
Gli sorridevo, lo abbracciavo e con l’amore materno, che mi spunta ogni giorno da non so dove, lo convincevo a rientrare.
Ho sentito un forte colpo che proveniva dal piano di sotto, dove i ragazzini si erano fermati a giocare.
Sono corsa giù ed ho notato che non stavano facendo nulla di speciale, ho capito subito che mi stavano aspettando.
Così ho detto: “Beh, ci vediamo mercoledì, ok?”
In quel momento ho letto nelle loro facce tristezza, che si tramutò in sorriso e urla non appena dissi:”però potremmo vedere un po’ di tele!”.
Ci siamo sistemati tutti sulle sedie di legno e più che guardare la tele ci facevamo solletico, mi prendevano in giro per via della mia paura degli scarafaggi alati e ridevamo coprendo perfettamente la voce di Shakira alla Tv.

Infine ho preso spunto dai libri di Torey Hayden ed ho iniziato a fare massaggi.
I beneficiari: Roy, Deissy e l’amico di Watzon.
Il contatto fisico è qualcosa di estraneo a loro, anche se lo ricercano disperatamente.
Alla fine ho ottenuto un risultato esattamente uguale a quello con i miei ragazzi di milano: si sono messi tutti seduti uno dietro all’altro e a vicenda si sono fatti i massaggi.
Una stupenda catena di benessere.
Si faceva pregare per tutto.
Mi chiamava, attirava la mia attenzione, poi, quando gli davo retta, sembrava che la mia presenza fosse un peso.
Le lezioni sono un modo per conoscerli, per stare con loro, per dare loro il mio tempo.
Lui si è presentato alla lezione, ma ogni minuto usciva dall’aula, io lo rincorrevo e lui mi diceva che io non lo volevo dentro l’aula.
Gli sorridevo, lo abbracciavo e con l’amore materno, che mi spunta ogni giorno da non so dove, lo convincevo a rientrare.
Ho sentito un forte colpo che proveniva dal piano di sotto, dove i ragazzini si erano fermati a giocare.
Sono corsa giù ed ho notato che non stavano facendo nulla di speciale, ho capito subito che mi stavano aspettando.
Così ho detto: “Beh, ci vediamo mercoledì, ok?”
In quel momento ho letto nelle loro facce tristezza, che si tramutò in sorriso e urla non appena dissi:”però potremmo vedere un po’ di tele!”.
Ci siamo sistemati tutti sulle sedie di legno e più che guardare la tele ci facevamo solletico, mi prendevano in giro per via della mia paura degli scarafaggi alati e ridevamo coprendo perfettamente la voce di Shakira alla Tv.
Infine ho preso spunto dai libri di Torey Hayden ed ho iniziato a fare massaggi.
I beneficiari: Roy, Deissy e l’amico di Watzon.
Il contatto fisico è qualcosa di estraneo a loro, anche se lo ricercano disperatamente.
Alla fine ho ottenuto un risultato esattamente uguale a quello con i miei ragazzi di milano: si sono messi tutti seduti uno dietro all’altro e a vicenda si sono fatti i massaggi.
Una stupenda catena di benessere.
martedì 20 novembre 2007
Non sempre va come si vorrebbe
Mentre sorseggio il caffè ripenso a ad ieri e una sorta di gelo mi invade la mente.
Jussara e Devora si sono comportate davvero male, lasciandomi di stucco quando solitamente il loro atteggiamento è veramente impeccabile.
Hanno fatto il muso per metà del tempo che sono restate al Centro Monfort, dove abito io, poi, visto che i ragazzini non hanno accettato di giocare solo a pallavolo, le fanciulline hanno preso e se ne sono andate, senza però sfuggire ad una necessaria predica di fronte a tutti quanti.
Temo di averle perse.
Ma allo stesso tempo sarebbe assolutamente diseducativo chiamare e chiedere scusa, visto che non sono io quella che deve farsi scusare.
La gelosia tra di loro, ieri, ha superato ogni limite di sopportazione.
Fernando contro Jussara.
Miguel contro Isabel.
Devora conto Diego.
Le ragazzine se ne sono andate, io ho giocato per altre due ore con i maschi.
Soddisfatta da un lato, distrutta dall’altro.
E’ stato veramente difficile, ma penso che tutto si sistemerà, sono ragazzini d’altronde.
Jussara e Devora si sono comportate davvero male, lasciandomi di stucco quando solitamente il loro atteggiamento è veramente impeccabile.
Hanno fatto il muso per metà del tempo che sono restate al Centro Monfort, dove abito io, poi, visto che i ragazzini non hanno accettato di giocare solo a pallavolo, le fanciulline hanno preso e se ne sono andate, senza però sfuggire ad una necessaria predica di fronte a tutti quanti.
Temo di averle perse.
Ma allo stesso tempo sarebbe assolutamente diseducativo chiamare e chiedere scusa, visto che non sono io quella che deve farsi scusare.
La gelosia tra di loro, ieri, ha superato ogni limite di sopportazione.
Fernando contro Jussara.
Miguel contro Isabel.
Devora conto Diego.
Le ragazzine se ne sono andate, io ho giocato per altre due ore con i maschi.
Soddisfatta da un lato, distrutta dall’altro.
E’ stato veramente difficile, ma penso che tutto si sistemerà, sono ragazzini d’altronde.
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